I pini mediterranei del paesaggio laziale PDF Stampa E-mail

Tre pini diversi? 

I pini tipici del paesaggio costiero laziale e della capitale sono tre: il pino marittimo (Pinus pinaster Ait.), il pino d'Aleppo (Pinus halepensis Mill.) ed il pino domestico (Pinus pinea L.). I tre pini sono simili per ciò che riguarda la loro peculiare notevole esigenza di luce ma costituiscono specie distinte sia morfologicamente (l'aspetto di chioma e radici) sia per le loro esigenze ecologiche (clima e terreno) anche se vengono spesso confuse fra loro.

Un pino domestico con la sua tipica forma della chioma ad ombrello

Il pino domestico

Il pino che classicamente predomina il paesaggio della campagna romana è il pino domestico, detto anche romano o da pinoli (foto a sinistra). Dei tre pini il domestico è quello che meno si è adattato al clima mediterraneo e che necessita di una discreta piovosità ma contemporaneamente di suoli sciolti e fertili che non consentano ristagni idrici (come quelli argillosi) che lo espongono ad attacchi di marciumi radicali (Heterobasidion annosum) e ne impediscono lo sviluppo radicale. Data la sua imponente chioma che a maturità assume la tipica forma ad ombrello, il pino domestico necessita di ampi spazi di crescita, non certo quelli angusti fra i condomini cittadini che tanto frequentemente si incontrano!

Il pino domestico necessita quindi di una buona piovosità e di terreni fertili e non argillosi, ricchi di sostanza organica, condizioni queste, non facili da trovare nei terreni di riporto della capitale.

Stranamente, pur essendo elemento inscindibile della campagna romana, non è certo il suo indigenato in Italia, ossia è probabile che esso sia una specie esotica proveniente dall'Asia Minore. Il pino domestico è stato forse importato dai romani per l'uso del legno nelle costruzioni navali, per la resina utilizzata per calatafare gli scafi e per i suoi pinoli che venivano utilizzati come conservate degli alimenti.

Curiosità: la forma ad ombrello della chioma del pino adulto può essere considerato un adattamento ai climi vicini all'equatore, dove il sole è sempre molto alto sull'orizzonte, per tutto l'anno. La forma a ombrello è, infatti, molto efficace a catturare i raggi solari verticali.

 Il pino d'Aleppo

Il pino d'Aleppo è il più tollerante dell'aridità del suolo e climatica tanto da essere molto diffuso nei rimboschimenti costieri. E' anche l'unico dei tre che si avvantaggia degli incendi per riprodursi grazie alla possibilità delle sue pigne di rimanere chiuse per molti anni e di aprirsi e disseminare sotto l'azione del fuoco (si dice che i coni sono serotini).

Il pino marittimo

Infine il pino marittimo è il pino con maggiore attitudine per il freddo, e generalmente vegeta in ambito collinare in Toscana e Liguria, ove la piovosità media è sufficientemente alta e la temperatura media annua di circa 14 - 15 °C. Il pino marittimo ha una buona resistenza all'aerosol (gocce d'acqua salata che vengono trasportate verso terra dalle brezze marine) ed è stato spesso utilizzatonei rimboschimenti costieri come fascia protettiva a mare.

Sintesi delle principali caratteristiche ecologiche dei tre pini marittimi

Pino marittimo Pino d'Aleppo Pino domestico
Esigenza luce elevata elevata elevata
T media optimum 14 – 15 °C 15 – 23 °C 15 – 18 °C
T media mese più freddo 1 – 2 °C > 5°C > 5 °C
Piovosità ottimale >1000 mm 500 – 800 mm > 800 mm
Piovosità estiva >120 mm    
Zona fitoclimatica Lauretum freddo – Castanetum caldo Lauretum caldo e medio Lauretum medio e freddo
Apparato radicale Poco profondo (meno del pino domestico)   Fittonante in gioventù, superficiale a maturità
Optimum suolo silicatico, sciolto, acido sia silicatico sia calcareo silicatico, sabbioso, ricco di S.O.
Tolleranza suolo argilloso no si ma difficoltà se eccessivamente argillosi no (lo espone a marciumi radicali ed impedisce lo sviluppi delle radici)
Resistenza aridità scarsa elevata elevata ma decresce con età
Limitazione della traspirazione in siccità   elevata bassa
Coni serotini no si no
Pirofita si si no
Accrescimento in lunghezza monocliclico (i due palchi sono predeterminati l'anno precedente nella gemma) policiclico (getti prolettici con clima favorevole) monociclico
Arresto della attività cambiale no si no
Diametro chioma maturità 5 – 6 m   20 – 24 m

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